Lean Startup tra innovazione e pragmatismo

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Lean Startup tra innovazione e pragmatismo

Il gioco degli snowflakes non finisce di darci feedback diretto sul comportamento dei partecipanti, alle prese con la creazione di un progetto innovativo con forbici e pezzi di carta. Ultimi in ordine temporale gli esperti del settore digitale che abbiamo incontrato a Milano, a cui abbiamo proposto la nostra usuale sfida a colpi di forbice. Come al solito, vinceva chi al termine del gioco aveva fatto più soldi vendendo “fiocchi di neve”.

E  a Milano forse più che in altre precedenti edizioni si è visto emergere uno schema interessante. Nel cercare di sviluppare la propria idea di startup, nel cercare l’ispirazione e imparare cosa vuole il mercato i partecipanti hanno fatto riferimento ai modelli dove maggiormente si esprimeva l’anticonformismo, l’originalità il design o la creatività. Le idee più ricercate, quelle che richiedevano più tempo e perizia. Quelle dove “o la va o la spacca”.

Una ricerca dell’idea disruptive e della differenziazione spinta  che è sfociata nella sovra-lavorazione e nell’aggiunta di funzionalità non richieste che complicavano il progetto, dilatandone costi e scopo e riducendo paradossalmente il tempo disponibile per replicare prototipi già vincenti. Confondendo le idee e cancellando i segnali inequivocabili e chiari che i consumatore stava lanciando su quello che realmente lo interessava ed era disposto ad acquistare. Subito. Cash.

1.1

L’essere cool e diversi non sempre premia, e questa è una importante lezione che è emersa nel corso della giornata. Vi è come una naturale tendenza ad associare le startup con le entità innovative, dimenticando come una buon processo di esecuzione di una idea semplice è spesso la strada maestra per trasformare un progetto in un successo commerciale. Che le opportunità di mercato spesso richiedono tempismo e capacità di eseguire come team prima ancora che tante funzioni o pivot azzardate. Partire da qualcosa di semplice, testarlo e se funziona migliorarlo velocemente.  Tenendo a mente le dinamiche del team, i progressi  e le scoperte individuali, diffondendo la conoscenza reciproca anche se la pressione è tanta e il tempo stringe.

Un esercizio di ascolto quindi, per evitare di farsi trasportare da quello che stanno facendo i competitors più rumorosi, la moda del momento, i trend-setters. Un processo di semplificazione che ci ha fatto venire a mente i suggerimenti di Matthew May e le sue “Laws of Subtraction”, l’abilità di rimuovere le cose giuste lasciando fuori tutto quello che pur attraente finirebbe per essere di disturbo, eccessivo, confusionario, rischioso.  Anche a costo di dissociarsi dall’ambiente a cui si appartiene, dagli stessi circoli, amicizie, comunità che pur ci hanno spronato ad essere innovatori. Per essere più pragmatici e un po’ meno sognatori.

3.1

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